Quello che mi racconta l’anima.


Una volta una vecchia signora dei navigli mi ha sussurrato:

“Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.” Mi hanno sempre affascinato gli uomini e le donne capaci di svelare la propria interiorità, coloro che guardano all’anima come ad una dimora accomodante e non come un luogo da cui fuggire. L’arte giace nei sentieri sterrati, nascosta dalla coltre del silenzio urbano, nella pace di un notturno sussurrato. Mi sono interrogato a lungo sul senso dell’arte. Ho sentito parlare di arte e bellezza, di bellezza. “La grande bellezza”. Ma cos’è la bellezza, mi chiedo, vi chiedo?  Forse dall’altra parte del cancello, al di la della cute, esiste una bellezza non visibile agli occhi, capace di sussurrare armoniose melodie, che ci accompagnano nelle nostre notti insonni. Dove sono finiti gli operai del pensiero? Diceva il caro, vecchio Terzani che ogni professione dovrebbe avrere un’alternativa. Siamo così abituati a scegliere la nostra “gabbietta di piccione”, in cui collocare la nostra vita, la nostra professione, che abbiamo perso il senso dei silenzi maturati, delle giornate passate davanti ad uno specchio a interrogarci sul significato dei giorni trascorsi. Eppure esiste l’arte, capace di mettere a freno quel treno in corsa che sembra essere l’esistenza. L’arte non è mai prepotente, ci sussurra un’idea capace di insinuarsi tra le pieghe del pensiero. Ci regala sorrisi, indignazione, stupore, terrore, oppure ci ricorda di essere stati bambini, di avere avuto sogni, di essere cresciuti, di essere invecchiati, con i sogni ancora nel cassetto. L’arte esiste perché esiste l’uomo, per rispondere alle esigenze dell’uomo. Come un mulino è capace di cogliere da un fiume in piena, sempre con la stessa tenacia, la forza capace di smuovere il meccanismo dei sentimenti. Siamo passati dalla generazione dei pensieri urlati al mondo in una piazza alla generazione dei giovani che quando l’anima urla si tramuta in silenzi telegrafici. Eppure l’arte c’è ancora, cambia la forma e la sostanza, ma non tramonta. Perché l’arte siamo noi, siete voi e chiunque sia capace di accoglierla.

Opera di Marco Caputo.
Opera di Marco Caputo.
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