Scegliere di vivere e morire, addio Brittany.


Non si sceglie di nascere e morire, ma si sceglie come vivere.  La vita è una funzione univoca, non consente di riavvolgere il nastro e ne la sua unicità previene l’uomo dal dolore che costa viverla o talvolta abbandonarla. Perché in fondo siamo forze in balia della fortuna e non ha senso logorarsi dinanzi a certi avvenimenti che stravolgono il percorso, perché la fortuna non ha ragioni morali, non guarda alla bellezza di una donna, all’innocenza di un bambino, alla determinazione di un’uomo. Però esiste una ragione che va esercitata che non guarda alle religioni, alle spiritualità ed è il diritto alla dignità. Non è un diritto essere malati terminali, neppure un dono, nonostante la malattia sia un momento di riflessione acuta. Quando il dolore non ci appartiene ci lasciamo andare a lunghe digressioni inutili. Nessuna discussione regge, nessuna scienza ha evidentemente risposto a questi interrogativi, nessuna religione ci serve la risposta, per questo a parer mio il diritto ad una vita dignitosa è il diritto di un “Io super partes” che scelga autonomamente come morire quando la fortuna glielo impone invece.

http://www.repubblica.it/esteri/2014/11/03/news/usa_si_suicidata_brittany_aveva_annunciato_data_morte-99625340/?ref=HREC1-1

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