Recensione di “Interstellar”


Attribuire a “interstellar” il ruolo marginale di film di fantascienza sarebbe alquanto riduttivo. Si intravede una profonda analisi delle dinamiche sociali nella visone del regista Christopher Nolan. Certamente è uno degli infiniti possibili scenari nel caotico divenire dell’evoluzione umana, ma quasi si perde il contatto con il background della pellicola, che brulica di tecnologie avveniristiche, per dar posto alla paura e all’inquietudine. La paura di una popolazione che prende atto dei propri limiti, che attraverso un percorso a ritroso tenta di recuperare, invano, il contatto con una natura in collera. Infine vi è una terza dimensione nel film, capace di superare tutti i confini tangibili, oltre le dimensioni note e che è la psiche. Quest’ultima restituisce un senso comune alle varie fasi del lavoro e tenta di provocare la scienza, pungolando i sentimenti. Come se quella causa maggiore che muove le cose non fossimo altro che noi stessi, che muoviamo le leve di infiniti noi che appartengono ad infiniti mondi paralleli. Buona visione.

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