Il mio primo progetto.


Tra lo studio e i mille impegni, tra un libro e una poesia, trovo sempre il tempo di dedicarmi alle mie passioni e a volte queste si trasformano in lavoro. Chiaramente ogni lavoro che si rispetti deve avere un dignitoso punto di partenza, ed il mio è stato cimentarmi nel recupero di una componente abitativa di casa mia, in quello che si è dimostrato un percorso più complesso di quanto preventivato. Ho coniugato la passione per il recupero di opere d’arte, all’ingegneria, all’arredamento. Quest’ultimo è stato in realtà solo un ricollocamento dei mobili preesistenti ed è lontano, ci tengo a precisare, dai miei gusti di arredamento. Per quanto riguarda il quadro, di metà del novecento, il percorso di recupero è stato un processo lungo diversi mesi. Per il recupero dell’olio su tela, senza lunghe digressioni, sono stati necessari l’utilizzo di Anacrosina e Resina Damar, oltre a spugne di cotone, colori ad olio e tanta pazienza. L’aspetto più interessante è stato il recupero del mobile soggetto ad un danno importante causato da umido e tarli. La sfida è stata avvincente, perché si doveva mantenere il disegno originale dell’architetto, così con l’abile sapienza del falegname di fiducia, ho sviluppato un sistema di areazione, riducendo le dimensioni interne del mobile, che esternamente si mantiene inalterato. Tale sistema, di cui ho inserito in dettaglio le foto delle griglie frontali  e laterali, prende aria dall’interno dell’abitazione e la convoglia nei punti salienti della struttura, convogliandola poi all’esterno (questo ha richiesto uno studio dettagliato di vari fattori). La struttura poi, ripristinata nelle parti intaccate è stata opportunamente rialzata dal suolo con struttura in alluminio a scomparsa. L’opera di ricollocamento poi, in base al gusto dei committenti ha richiesto solo uno studio degli spazi per mezzo del Cad3D SolidWorks e AutoCad.

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