Facciamo il punto.


Molti parlano di destino, di Dio, di fortuna. Io ho preferito accettare le conseguenze delle mie scelte. È strano, ma alla fine di questo percorso mi sento come il guardiano di un faro alla fine del mondo, in grado di illuminare gli abissi oscuri dei navigatori ma non sufficientemente robusto da fare chiarezza sui percorsi sterrati della propria anima. Qualcuno mi disse una volta che quando concludi un percorso di studi così importante vieni pervaso da un senso di vuoto, come se tutte le nozioni che tenti di assorbire consumassero linfa vitale ai sogni. Forse quel qualcuno aveva ragione.

Mi è capitato in questi giorni di riavvolgere il bandolo della matassa, a ritroso. Un rewind fatto di volti, di gesti incomprensibili, di uomini e donne, di famiglia, di mani tese e pronte a ricevere, di porte chiuse in segno di sconfitta. C’è un pezzo di ognuno di voi nelle mie scelte, nelle mie vittorie, nelle mie sconfitte e quanti altri sono stati solo comparse di questo appassionante spettacolo che è la vita. Ed ognuno è il protagonista della propria scena e così io della mia, aggrappato ai sogni di chi è incapace di arrendersi alla vista delle cose senza assorbirne la poesia che cela l’esteriorità.

Ho avuto tutto quello che un uomo della mia età può desiderare e forse qualcosa di più. La sensibilità che mi ha permesso di capire tutte le ragioni che nascondono uno sguardo, la determinazione a superare le avversità e le sfide, ma più di tutto il senso di libertà. La libertà che ti fa sentire scomodo il peso di una matricola che ti viene affibbiata. La libertà che ti porta a non aver paura di lasciare tutto e di affrontare un viaggio in cui conoscere il mondo e riscoprirsi uomo. Ed è vero, cresci solo quando ti manca la terra sotto i piedi, quando prendi un aereo, quando decidi di restare, quando sei pronto ad assumerti delle responsabilità, quando esci da quell’involucro di terracotta che è l’adolescenza e ti ritrovi da qualche parte nella terra dei “grandi” a misurarti con l’idea che anche gli adulti hanno paura.

Oggi mi fermo e guardo al futuro con tutta la passione di chi vuole divorare la vita, trovare la propria strada, la propria alternativa. In ogni professione esiste un’alternativa per non rimanere incastrati in quelle “gabbiette di piccione”, diceva qualcuno, che ti rendono schiavo della globalizzazione. Bisogna avere il coraggio di essere diversi, di essere se stessi e possedere l’umiltà di chi non smette mai di imparare. Bisogna avere il coraggio di amarsi.

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Una risposta a "Facciamo il punto."

  1. Buonasera Fabio,
    Superfluo ormai congratularmi per la sorprendente tua capacità di trasformare in linguaggio verbale un pensiero così articolato e maturo (“Messaggi dal pensiero” non poteva essere titolo del blog più calzante!).
    Ma ti scrivo anche e soprattutto perchè mi sento personalmente coinvolto nell’articolo, trovandomi in un simile momento di vita, dove tutto è nozioni ingegneristiche, pragmatismo, curriculum, aziende e scalate sociali, e dove l’entusiasmo e la gratificazione derivanti da queste “gabbiette di piccione” tendono progressivamente a trasformarsi in tacito consenso verso il divenire parte di un sistema a discapito del “senso di libertà” che sempre mi è appartenuto e spero sempre mi apparterrà.
    E’ una ricchezza avere amici che, come te, sono incapaci “di arrendersi alla vista delle cose senza assorbirne la poesia che cela l’esteriorità”, e che ogni tanto ce lo ricordano!

    Da ex scout, il mio migliore augurio: Buona strada!

    Paolo

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