Non ho mai detto che la chiave di lettura corretta per guardarmi fosse la semplicità. Ed è forse quella matrice mista di felicità e malinconia, di poesia e durezza che avvolge la mia anima, ad affascinare le vite che si scontrano alla mia. Non è facile capire i miei silenzi, le mie fughe e le mie risposte brutali. Non è facile stare accanto al più umano tra  gli umani, perché  io rispondo a volte alla ragione, a volte all’istinto. Ma chi mi conosce veramente sa il valore dei miei silenzi. Sa che i miei silenzi non sono un distacco, ma una necessità. Come perdersi e ritrovarsi, come crescere e tornare bambini. Come se la vita fosse tra i picchi tesi di questa curva che fluttua tra il bene e il male. Ci vuole infinita pazienza, amore, dedizione. Chiunque decide di buttarsi su questa giostra lo fa consapevolmente, prendendosi cura di me; concedendosi emozioni e follia, sorrisi e pianti. Ma questo è il prezzo da pagare per non essere scontati. Non sono scontato ed è questo che fa arrabbiare le persone. Torno sempre a chiedere il conto quando la gente passa il correttore sul mio nome. Cosa c’è di più bello di arrabbiarsi, perdere, pregare, piangere, scopare di rabbia, accarezzarsi d’amore. Cosa c’è di più bello di un abbraccio sincero, voluto dal tempo, in cui il silenzio è rotto dal rumore delle lacrime che rigano il viso? Questo vuol dire essere vivi. Vuol dire che per quanto ci obblighiamo a circondarci di semplicità e banalità, di persone rassicuranti, alla fine basta uno sguardo d’amore vero per stravolgere tutti i piani, per desiderare di sprofondare in un abisso, per ripartire da se. Ma dietro tutto questo caos non c’è immaturità. Ci sono le mie scuse, ci sono i miei desideri, ci sono i desideri delle persone che si obbligano a passare la matita sul mio nome quando il nero con cui è scritto è troppo scuro per essere cancellato. Come i miei occhi. Come i tuoi occhi. Come gli occhi di chi si conosce, di chi attua meccanismi senza senso per rendersi conto che la linfa che ti tiene in vita la puoi allontanare quanto vuoi dalla tua vita, ma senza di essa le tue cellule non si ossigenano. E quando manca l’ossigeno, muore prima il cervello, poi il cuore. Perché il cuore è ostinato, l’ultimo tocco è sempre il suo. Perché uno può chiedere scusa al mondo, a se stesso, all’universo. Ma gli uomini e gli errori sono uguali, tanto vale viversi.

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