Nonno


Se fossi dall’altra parte del telefono-e so che ci sei-mi diresti che le cose sono così senza motivo. Ad ascoltare le mie parole ci vuole poco, per questo mi dicevi di stare in silenzio al mio posto a vedere le lune fare a pugni con i loro demoni. Ma queste mani vuote, le occhiaie scure, gli abbracci mancati, parlano dei tuoi sorrisi cercati nella gente come opere d’arte nei musei. In fondo questo mi bastava di te: nulla ha mai avuto un prezzo. Non ti ho mai chiesto di esserci e pure le tue carezze arrivavano puntuali. Sapevi che i miei bisogni avevano un prezzo troppo alto perché li potessi esporre. Così, in tua assenza, sono diventato il porto sicuro per gli altri, non vedendo me nei gesti della gente. Chi è disposto a rinunciare ad una parte di se per regalarti una comoda bugia?

Come è cambiata la musica da quando non ti affacci alla finestra. L’odore dei colori ad olio, le piroette sul giradischi, le poesia di guerra. Questa stanza avverte i ricordi ed io sento il peso del tempo perso dentro il fumo di infinite sigarette. Ho fatto tanta strada, mi vedi? Vedi le mie caviglie stanche, tatuate del peso dei silenzi che tu comprendevi e che per il resto sono solo pause di due dita tra le parole.

Se fossi dall’altra parte dello specchio-e so che non ci sei-mi diresti che l’inverno finisce quando i demoni fanno l’amore. Se solo ascoltassero di più i turisti che vengono a godere del nostro tempo, quante bellezze coglierebbero da questo presente. Mostrerei loro come toccare il cielo, come facevi tu quando mi prendevi a cavalcioni sulle gambe e mi portavi sulla luna.

 

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