Diciassette, prendo tempo.


Irrompe una luce tiepida dalla finestra, il contagocce dell’acqua che si scioglie, granello dopo granello. Spenta la luce, resta il rosso arancio del camino, le forme che lascia sui muri sono i fili d’erba di qualche altro pianeta e l’odore di cenere, di tronchi d’aleppo, s’insinua nelle narici. Da quando ho perso la strada, da quando ho perso i volti, da quando non guardo nell’obiettivo, osservo i muri, deformo lo sguardo nelle ampolle di vetro.

Irrompe, violento, l’inverno e mi ricorda il letargo. La neve insiste a cancellare le case, il tea non teme di bollire ed io sono fermo. Non penso più, non scrivo più, non gestisco l’affanno di certe emozioni. Mi prendo una pausa da me. Ristabilire l’ordine delle sequenze, questo mi serve.

Irrompe inquieto il silenzio e mi trova pronto. Comprendo che le abitudini sono come l’amore: imperterrito, violento, necessario, involontario, esigente. Così aspetto il sopraggiungere delle tempeste per rendere pace a questa condizione circolare. Come una giostra a cui m’aggrappavo da bambino-la ruota girevole-che più ruotava e più mi piaceva e quando le davo energia con le mani per ruotare sempre di più, vedevo il mondo informe chiedere pace alla vista, ed allora energicamente frenavo la ruota con l’attrito delle mani, fino a soffrire, fino a rivedere la natura sorridere.

A volte è necessario fermarsi, per questo qualcuno ha inventato per noi le stagioni, per scandire l’anima, per dare un respiro di nulla alle vite di corsa. Un appoggio a questa piroetta, una carezza a questo temporale. E le nostre armi migliori, l’indice, il pugno, le parole, tutto si perde. Si perde il calore, si perde il torpore, si perde il sesso, si perde la ragione, l’assenza, la presenza. Si perde la gioia, si perde la violenza, la sostanza. Si perde, si comprende, si dorme.

Irrompe un nuovo corso delle cose nelle nostre vite, un anno nuovo, una nuova proposta di saggezza, una nuova identità, bagaglio dopo bagaglio in questa vita senza tregua, senza pace, senza meta, dove pretendiamo di essere sempre presenti, sempre noi stessi, sempre vincenti. Invece irrompe il silenzio, insieme all’inverno e ci punisce, ci ferma, ci assesta e ci dice di respirare, di guardare alle nostre abitudini, di dare valore a certi sentieri che la neve, quando si scioglie, riporta alla luce.

Per questo ho presto tempo da me.

 

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