Asia


Asia è una ragazza madre, non c’è voluto molto. Ad essere madre dite?. Vent’anni, oggi lo so, passano in fretta e un attimo fa eri sullo sterrato a far roteare la corda facendo attenzione a non restarci impigliato e un attimo dopo sei lì, con il membro di lui tra le gambe, su per il destino che nel caso specifico si chiama Folco, 4 kg, naso di lui, occhi di lei, sguardo sincero ancora alterato dal peccato originale. Attenzione, ho detto che Asia è una ragazza madre, perché lui, quarantasei, due figli, cocaina, pecorina, alcol, lavoro part-time, utilitaria, relazioni fallimentari, ha tutto a carico meno che il suo destino. Asia lo sa, sa molte cose, sa giocare con le bambole, le pettina benissimo. Ancora oggi quando spolvera, le cura una ad una, le ripone, le osserva, si accende una canna, impregna la stanza, si masturba per noia, scrive, poi piange, sorride, chiama uomini adulti che le comprino sorrisi. Asia racconta le sue bugie in un moleskine grigio cenere e quando arriva al punto brucia la pagina precedente, come la sua infanzia. Una volta l’ho inseguita mentre scriveva “Violenza”:

Violenza è silenzio,
violenza è quando io ti appartengo senza che tu mi appartenga,
violenza è bulimia,
violenza è auto-celebrazione
violenza, almeno leggera, è bondage
ossessione, tunnel, galleria.
Attenzione, violenza sono io che studio
perché se io studio, tu studi, egli studia
nessuno ci cura le foglie;
violenza è fame,
violenza è roba, siringa, striscetta, striscettina, botta, bottarella, boccettina, cartina.
Se noti violenza e colpa sono piccole, sempre piccine
invece violenza è cancro,
violenza è ossimoro
perché ragazza madre è come fregna cervello, come bocca pisello:
le madri sono tutte donne.
Violenza è burka,
violenza è barcone,
violenza è solitudine.
Violenza è il luogo in cui tutti osservano senza guardare,
in cui il destino è il tuo ma non l’assenza.
Violenza è un’arena senza anime,
un leone senza preda,

una preda senza colpevole.

Una risposta a "Asia"

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