Poesie

Facciamo il punto:

La più bella poesia che ho scritto

è un foglio bianco sul quale ho appoggiato la matita.

Quel silenzio che racchiude tutti i rumori dell’esistenza.

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Titolo: Medusa

La pioggia leggera
annuncia i cristalli di neve,
i semi sparsi sulla terra
aspettano di attecchire
ed io sono qui,
l’attesa arida,
braccia conserte
attendo
di ricominciare a vivere per me.
La pioggia leggera,
la finestra grigia,
il cuscino unto di lacrime,
i pensieri sinistri.
Io sono qui,
il passato insolente
asseconda le ginocchia raccolte
ed adesso la vorrei una bugia
per essere felice,
per dimostrare che il sole persiste
anche quando la pioggia
non cessa di battere.


Titolo: Serra

Non posso restare,
non posso osservare l’universo che si sgretola.
Non posso essere la tua casa,
questa guerra è la tua,
l’abitudine, l’inferno.
Tua è la paura di essere luna
di qualche altro pianeta,
tua l’ansia di essere sola,
di non venire,
di esaurire le parole,
di consumare il naso, i polmoni.
Non posso dirti di restare,
ma a casa puoi sempre tornare e
lasciarti cadere,
lasciarti asciugare,
lasciarti coltivare,
lasciarti amare erroneamente ,
lasciarti ferire.
Immagina come sarebbe stato il tuo demone
se lo avessimo sconfitto insieme,
se ti fossi voltata
e perdendo la tua ombra
avessi incontrano le mie parole.


Titolo: Astronauta

Equilibri.
Equilibri che sanno di anime da divorare,
equilibri che sanno di altare.
Equilibri che sanno di me sulle punte,
equilibri che sanno di estate
quando arriva l’odore di settembre.
Equilibri che non so masticare,
incidenti di percorso,
equilibri che assomigliano alle foglie.
Equilibri che sanno di tutto,
equilibri che sanno di pioggia.
Equilibri di vetro,
equilibri tossici,
equilibri instabili.
Equilibri che sanno di gambe incrociate,
equilibri che non so salutare,
equilibri che sanno di domenica.
Equilibri che non posso ascoltare,
io
che sono un vecchio sui trampoli
ed un bambino che scopre,
l’incoerenza di certi equilibri.
Equilibri che sono la sintesi
di me accartocciato.


Titolo: Milano

Di certi posti mi piace il ritorno,
di certi istanti mi piace
il riflesso.
Di certi istinti
incide la volatilità.
Da certi schemi
attingo la simmetria.
Di certi spazi vuoti
riassumo l’attitudine.
Di certi sguardi scopro l’appartenermi
anche se gli orizzonti cambiano,
anche se i desideri cambiano, uno per uno.
Così di me piace lasciare l’impronta
di certi lividi che parlano
di un sorriso
che ripulisca la vista
da tutte le incomprensioni.


Titolo: Lo spazio occupato

È un ingombro essere speciali,
è un impegno usare le parole.
Conosco i silenzi,
le tasche delle mie abitudini
sono piene di cimeli che distinguono
i giorni pungenti,
le lotte di carta,
i sorrisi infettati di miele,
l’amaro della verginità svanita.
È un ingombro essere anarchici,
è un impegno il distintivo.
Conosco i francobolli
che ci disegnano su misura,
messi in fila indiana,
spediti a fare l’amore,
a fare famiglia,
ad essere servi di un piano di accolli.
È un ingombro essere sensibili,
è un ingombro la neve che copre la strada
ma senza stupore la pioggia non cede al ghiaccio,
senza calore la latta non s’innamora;
sarebbe di un freddo inerte senza l’amore.
È un ingombro sentirsi soli
perché l’anima accusa.
È un impegno lasciare la schiusa a se
ma ogni bambino diventa un uomo
e ogni uomo è un ingombro.


Titolo: Mi resta domani

Svegliatemi domani
se trovate il vicolo cieco
nella mia inquietudine,
se esiste, trovatelo,
un vento che allarga le maglie,
un piano per i pensieri disciolti.
Mi resta domani per essere me.


Titolo: Le persiane blu

Ti ricordi?
Ti ricordi quando
ci siamo liberati
del cassetto delle tue paure?
Ti ricordi le ansie che volavano dalla finestra,
le boccette, le pastiglie,
la malinconia.
Ti ricordi la carezza,
il respiro in una mano,
le lacrime nell’altra?
Ti ricordi la nostra spiaggia?
I sacchi fermavano il male
ed io arginavo le tempeste,
il mare
e non esisteva scogliera
senza la tua presenza.
Ti ricordi quando ho provato ad essere te?
Mi ricordo quando
ci siamo promessi una casa
con le persiane blu,
i cavallucci marini,
la routine quando arriva l’inverno.
Ti ricordi?
Io ricordo tutte le stanze
in cui abbiamo sorriso.


Titolo: Io ti curo

Se è vero che torni a casa,
se è vero che non m’importa della ruggine.
Se sono vere queste parole
e se è vero che la gente alimenta la gente,
che tu alimenti me.
Se è vero che moriremo,
che tra un paio di vite
saremo ancora insieme.
Se conosci la mia pace,
se conosci la fine,
se interpreti questa tempesta.
Se è vero che torni a casa
allora smettila di fare la guerra,
perché se è vero che esisto,
se è vero che perdo,
che nutro le tue paranoie;
se il silenzio asciuga il silenzio,
se è vero che vomiti per avere il mio amore,
se vedo che insisti,
se è vero che piangi,
se ami nasconderti,
verro a cercarti.
Se è vero che torni a casa,
accendo il camino,
per curare ciò ch’era tempesta.


Titolo: Coca Zero

Coca zero,
zero valore,
come zero è il vuoto di certe parole.
Zero come le volte che sono valso a qualcosa,
zero come il tuo cuore contaminato,
zero come un terreno senza lacrime.
Zero come la gomma da cancellare,
zero come l’aspirapolvere,
zero come naso che non lascia traccia.
Zero come la tua stanza sfitta,
zero come la tua anima che cerca il paradiso
nella polvere di stelle.
Zero quando spegni la luce,
zero come due piedi pesanti,
zero potenza di zero.
Coca zero,
zero come le banconote arrotolate,
zero come zavorre,
zero come bottiglie vuote.
Zero quanto il mio essere inerme,
zero quando premi reset,
zero nei bagni chiusi, nelle auto, nei piatti di ceramica.
Zero come i ricordi che non hai più.
Zero come me che non ti ho ricordato di ricordare.
Zero come me, col resto di zero.


Titolo: Io e te

C’è un vento tiepido
che scioglie il panico.
C’è un ancora che conduce all’abisso.
C’è un animale dentro me
che chiede di uscire.
Non ti ho chiesto
di essere donna per me,
di essere profitto.
Ti ho chiesto di essere solitari,
solidali,
solstizio d’inverno.


Titolo: K2

Adesso che brucia,
adesso che vorrei vederti impolverata.
Adesso che mi hai cancellato,
adesso che ti sei ammutolita,
adesso che non esisti,
adesso che sei brutta,
adesso che se bestemmio ti accarezzo le guance.
Adesso che amarti è un reato.
Adesso ti voglio dire che ti amo, te quiero, te quiero.
Yo te quiero como el K2,
come ogni vetta da scalare,
come il successo che non esiste,
come quella volta che gridavo al mare di arrugginire la tua bicicletta del cazzo.
Ma non hai capito che siamo vivi
e che muriamo per dare senso a queste giornate in cui facciamo la guerra?
Io vorrei solo tenerti stretta.
Je t’aime mon amour, maledetta stronza.
Adesso che tifo per te,
adesso che sei ruvide,
adesso che sei calma,
adesso che hai vomitato,
adesso che mi hai tagliato le ruote,
adesso che la gente ha vinto
volevo dirti che mi darò alla fica per dimenticare quanto ero felice per te,
per ogni polaroid,
per ogni vinile, per ogni carezza,
per ogni secondo di camera tua.
Adesso che ti amo
e mi sono ricordato di non avertelo mai detto.


Titolo: Ascoltami

Ti prego, comprendimi.
Ti prego di esserci quando invecchiando
dimenticherò di ascoltare le tue preghiere.
Non te la prendere quando
ti regalerò l’ennesimo diario
per i tuoi cinquanta
ma due anime non si arrendo mai.
Passa il tempo,
la tela s’increspa e noi non torniamo più.
Ti prego di fissare l’immagine
di quando scrivevo poesie guardando il mare
e tu accarezzavi la mia solitudine
dal tuo lato del letto.
Dovremmo convivere per sopravvivere, dissi.
Ma tu mi guardi con gli stessi occhi di ieri?
Perché senza malinconia sarei perso
e senza di te sarei una direzione senza meta,
sarei muto,
sarei inutile come il lavoro che sognavo da bambino.
Io voglio invecchiare con te
ma se poi t’accorgessi che nelle mie rughe
ci sono le parole che non ci siamo raccontati,
le assenze di un mondo diverso da quello che abbiamo vissuto?
Per questo, ti prego, comprendimi.


Titolo: Polvere

Come i polsi tagliati
di un amore che non mi dai,
che violenta la mia pace
e non concede attenzioni;
che anche il cielo piange
stretto nei cavi del filobus
che non mi lascia sentire i tramonti.
L’assenza delle tue
presenze finte
come le piastrelle di certi palazzi di Milano,
il tempo perso che mi rinfacci.
Non mi hai colto mentre cadevo,
per questo ho tutti i denti rotti;
colpi di neve violenti sui pensieri
in cui hai scelto di non essere
ne cura, ne demone.
Saresti potuta essere
la madre peggiore del mondo,
il padre violento,
saresti potuta essere medusa,
prostituta, tenaglia,
avrei comunque amato
il tuo essere bastardo,
randagio,
ma le tue assenze
non ho mai perdonato


Titolo: Occhi da pianista

Volevo solo trovare un senso
al mio essere di pietra quando ti guardo,
a questa mano da bambino
che muove nuvole di carta
verso le costellazioni sul tuo viso.
Ho scelto di non essere me,
il silenzio,
avevo la bocca impastata della tua presenza
ed il bisogno di non cedere
sapendo di non essere per te
all’altezza dei sorrisi.
Sei diventata la mia più grande illusione,
le bugie che mi racconto per dare tregua
alla tua assenza impertinente,
agli sguardi che non coincidono.
Tu sei fuori dalle mie corazze,
una scena primaria che isola il desiderio incompiuto.
Tu vivi nelle mie ansie,
nei goffi tentativi di svelarmi
che non dicono nulla.


Titolo: Dettagli

Vorrebbero comprare i tuoi sorrisi,
comprare l’amore
comprare i silenzi.
Ma cosa c’è di diverso in me?
I dettagli, non vedi i dettagli?
Il mio profumo è sempre lì
accanto alle tue assenze.
Tu almeno lo sai chi sei?
Io lo so chi sei,
per questo ci sono comunque.
I dettagli, non vedi i dettagli?
Gli altri vedono la bellezza,
per questo non ti amano;
vorrebbero comprare la bellezza.
E tu, lo sai perché escludi proprio me?
Perché comunque ci sarei.
I dettagli, non vedi i dettagli?
Dove finisco io, inizi tu
e fammi vedere se senza di me cedi alle lusinghe,
perché comunque ci sarei.
Semplice, ti sembrerà così semplice
avermi
ma i dettagli, non vedi i dettagli?
Se tu corressi libera e io t’inseguissi
la pioggia laverebbe i miei passi dietro i tuoi.
Invece io ci sono
alla fine di tutte le corse.
Perché non lo vedi, ma comunque ci sarei.


Titolo: Bologna

Sono tutti i dettagli omessi,
il silenzio
alla fine di quella nottata
in cui parlammo delle nostre vite.
Sono come la pioggia che cade
poi scivola
poi evapora
e ritorna sempre uguale a sé stessa.
Sono sole che riscalda
e sono freddo inverno.
Sono mare con il sale
ma sale troppo duro da ingoiare.
Sono tutte le ragioni
che mi regala osservare l’oceano.
Sono le paure e le ansie
che volutamente non ti ho concesso,
poiché qualora mi concedessi
smetteresti di cercarmi.


Titolo: La rosa del deserto

Desideravi piantare le rose
in questo deserto.
Sei venuta da me
per coltivare le rose.
Tutti ti dissero che non
avresti colto nulla da questo deserto.
Sei venuta a portarmi da bere,
sei venuta ad arare la pelle,
sei venuta a districare i nodi.
Desideravi un giardino
in questo deserto
ed hai colto una rosa
piena di spine.
Sei venuta ad assaggiare le pene
ma hai colto una rosa da questo deserto.


Titolo: Hanno spento le luci a Kobane

Guardami mentre cado ai tuoi piedi.
Riconosci il colore del mio sangue?
Dimmi se è bianco o nero,
dimmi se è olivastro o rosa pallido.
Dimmi se riconosci la razza dall’odore della saliva.
Dimmi se sa di ebreo, di arabo, se senti il cumino
o la rosa europea.
Io sento solo un profondo odore di ferro
prima di spegnere la luce;
è il sapore della tua rivoluzione.
Hanno spezzato le punte delle matite
perché parlano troppo,
hanno spezzato la mia spina dorsale
perché penso troppo,
mi hanno coperto il volto perché
non mi guardassero.
Hanno spento la luce a Kobane.
Non volano più gli aquiloni di Charlie Brown,
s’impigliano nei rami
dei giardini di Parigi.
Hanno smesso di coltivare le rose,
sono finte nel tritacarne.
Hanno spento la luce.


Titolo: Arteria

Tu sei stata l’arteria
da cui ho appreso tutto.
Il vinile sordo che
graffiava le punte ammaestrate.
Impastavi il colore del cielo
per me,
l’odore dell’olio di lino
ed i miei occhi da bambino
pensavano alle rughe
come solchi nella terra.
E poi le cataratte,
il buio
ed il profumo della mia presenza;
il tuo sorriso,
in un filo di voce
un invoco a restare.
Tu, la cattedrale,
i miei silenzi riempiti
dal desiderio di non addomesticare la mia timidezza.
Hai reso i miei guai
inutili
e mi hai lasciato la follia,
la tenerezza dì un filo di voce
che sussurrava il mio nome
tutte le volte
per intero.


Titolo: Anoressia

Rimane il riflesso
di un corpo di porcellana.
Sono il prezzo di un biglietto troppo costoso.
Sono il senso della tua incuria,
la scena di quel film muto
che rifiutasti di vedere.
Sono la lumaca ed il peso della sua abitazione.
E poco importa
se io pietra,
assottigliata dal tempo
sono sempre uguale alle mie bugie.
Tu sei complice del mio sguardo,
di un’anima in fuga,
di una mano che copre il capo
e lascia scoperti i piedi.


Titolo: Esisto

Esito in tutti i risvegli,
nei vicoli ciechi,
nei muri di cartone che innalzi intorno a te.
Esisto quando mi escludi dai tuoi pensieri.
Esisto quando scoppi in lacrime,
quando fuggi dalle mie colazioni,
quando spero che torni
e mi consolo delle tue brevi fermate.
Esisto da quando hai deciso di farla finita
con le dipendenze,
dall’ultima sigaretta fumata in terrazza,
da quando esci sola con le tue amiche
e mi inviti solo per guardare il mare.
Esisto in tutti i bicchieri di rum che hai buttato giù.
Esisto nella rugiada che ti bagna il volto,
in tutte le riviste impolverate.
In quella foto fatta di corsa
mentre cercavi di afferrare gli aquiloni a Kabul.
Esisto in tutti i posti in cui non mi hai invitato.
Esisto negli sguardi dei passanti.
Esisto per ricordarti che esisto
e non c’è alcuna ragione nel mio amarti,
nel mio essere quel che sono,
nel mio distogliere lo sguardo mentre mi ferisci,
nel mio esserti amico, confidente, padre.
Esisto da quando hai scelto me,
perché quando hai dato un’alternativa
al mio dolore
io ho deciso di esistere.


Titolo: Per lasciarti andar via

Dove sei?
Persa dietro le lentiggini
a cercare le tue oasi
dentro labirinti insoliti
che parlano dell’universo,
le piastrelle del Motel
che odorano di noi.
Dove sei?
corri dietro le stazioni
a rincorrere gli indiani
che odorano di sale,
il sapore che ha lasciato
sulle labbra il mio sudore
quando hai scelto di sparire.
Cosa mi resta dei tuoi occhi verdi?
Le lacune ed i silenzi,
il solco dell’inchiostro che non se ne va
col tuo essere lunatica.
Ma cosa importa poi
se ti chiudi nelle canzoni che parlano di te
persa dentro un’inutile retorica
che ho costruito per salvarmi,
per lasciarti andar via.
Dove sei?
a comprare l’amore
una cura al destino
a trovare un senso
del mio essere inerme
alla voglia di coincidere con te
alle buste della spesa
alla vita insieme.


Titolo: Certe Paure

Vieni a bere dalla mia schiena,
cerca la tua oasi nei miei silenzi,
assapora il sudore che ossida la pelle
prima che resti il sale
a rendere le mie lune amare.
Abbiamo discusso
della mia infanzia interrotta,
quando smisi di avere idoli
e sfogavo le paure nelle braccia cresciute.
Ho lasciato ai caldi pomeriggi estivi
le passeggiate
le corse in bici
il ricordo confuso di quella terrazza,
il sapore del pane sulle mani
che hai lasciato lievitare
nella mia stanza
prima di andare via,
ed oggi è talmente cresciuto
ed io con lui,
che non so come si fa a concederti di me
a vincere la paura di amare
di spiegarti il segreto
della mia collezione di ritratti.


Titolo: Incudine

Per te che corri lontano
e ti rifugi nei miei abbracci
ma poi sei sola
quando mi lanci addosso l’incudine,
il martello,
l’indifferenza.
Ed io non esisto più,
se non attraverso
i tuoi specchi,
riflessi,
in cui vuoto
non esisto più.


Titolo: Le tue bugie

Corde tese,
spuma di onde increspate.
Così i pensieri fuggono dalle parole
quando passi le mani sui bassi di queste canzoni.
Funambolo in equilibrio
su queste vene
da dove tutto torna alle mie stanze vuote.
Luoghi sconosciuti,
spenta la luce,
nei tuoi occhi.
Caviglie dipinte,
foreste di sabbia
dove ami nasconderti.
Silenzi al tramonto
cullano i miei occhi.
Soli che cambiano colore
quando toccano il mare.
Corde tese
reggono queste assenze.
Matite disegnano,
spenta la luce.


Titolo: Certe mattine sono Io

Sono io
questo specchio cui riflette attraverso
la totale assenza di simmetria.
Sono io,
un foglio avvolto su se stesso
che avvicina le parole lontane.
Sono io,
contro i tuoi passi.
Solo io,
conto i silenzi,
i contorni,
i confini dei polpastrelli.
Sono io,
una maschera
che amplifica l’eco dei sorrisi.
Sono io
che mi svelo,
appena spegni il resto.


Titolo: Assenze

A chi non ascolta,
a chi si umilia,
a chi piange.
A chi millanta la felicità,
a chi sbaglia,
a chi odia,
a chi odia i tuoi sbagli.
A chi sogna,
a chi ha distrutto i sogni.

A chi ha puntato il dito, indicando se stesso.


Titolo: Stanze vuote

Spazi vuoti
in queste fabbriche.
Lungo la catene di montaggio
dei miei silenzi
ci sono i deserti che cambiano
quando cambia il vento.
Fantasmi che saziano i tramonti,
nella mia stanza.
Chiudo gli occhi tutte le volte
che accarezzi questi aghi di pino sul mio viso,
ed ogni riga sulle dita
cura un silenzio.


Titolo: Nebbia

Come la goccia più densa di latte
si lascia cadere nel tè e gli regala
il colore ambrato delle emozioni
cui non posso guardare attraverso.
Come questi muri sono confini
e sono confini le punte dei polpastrelli,
le mani che guardi,
la fatica spesa a guardarle,
la semplicità di chiudere gli occhi
e sentirle.
Ti costa più trasformarti che concederti.
Quel meccanismo di matrioske
che racchiude tante camaleontiche versioni
di te
e l’ultimo strato racconta il pensiero


Titolo: Destino

Sei il mio giro di routine,
la moneta cascata in terra dal lato sbagliato,
l’assenza dei giorni spesi a cercarti.
Sei il pensiero che non trova pace,
la dialettica che mi cura,
il silenzio.
E gli occhi bestemmiano,
la rabbia incontrollata
di un’anima offesa,
di un treno in corsa perenne
che si ferma quando gli pare.
Sono il destino,
l’ombra che non ti da tregua.
Ti ho vista,
chinarti in segno di resa,
osservare le tue mani nude
sulle quali ho scritto tutto ciò che avrai.
E non avrai più di quello che sei
di un amore insano dato per conoscerti,
di una ragione per vivere.


Titolo: Nuvole
Pioggia dalle nuvole,
lacrime di ruggine.
Sono ancora qui
che vi osservo
e mi sembrate tutte le cose belle
che non ho mai conosciuto.
Sapete ogni cosa di questa terra
nuvole,
inseguite le guerre e le ingiustizie
d’ogni dove
e scegliete sempre di morire nel mio giardino.
Vi consumate in un pianto
a volte interrotto
a volte impetuoso
e qui intanto piove.


Titolo: Antitesi

Tu sei l’incoerenza, il vincolo della mia leggerezza. Tracotante e insaziabile. L’effetto di un animo inquieto. Quella circostanza che rende tutto imprevedibile, che avvalora il non senso. Che quando ti inseguo sei un pugno di sabbia nel vento e quando ti riveli sei la mia fortezza.


Titolo: I pescatori

Ho visto uomini discutere della raccolta. Il rumore delle onde di ritorno restituiva loro i pensieri evasi. La Grecia all’orizzonte. Una bottiglia di vetro dinanzi alla scogliera. Ho condiviso la rabbia, alcolica, con il vuoto del mare. Il silenzio che cura il silenzio. Spuma di ritorno, ornata di qualche guscio di vongola, ad esaltare la monotonia dei giorni trascorsi.


Titolo: Le scatole dei ricordi

Le scatole dei ricordi sono tempeste che hanno conosciuto la quiete. Sono alberi scossi dal vento e ornati di foglie cadute. Sono uccelli volati su con i ricordi, dove la vista perde l’idea della terraferma. Le scatole dei ricordi sono pugnalate nei fianchi e corse liberatorie. Le scatole dei ricordi sono carillon che suonano quel che ci pare. Ci fanno ricordare di essere umani, di essere vivi, di essere soli, di essere anime in balie della fortuna, soggetti a qualche forza morale. Le scatole dei ricordi sono lì a soddisfare i nostri bisogni e ci sono ovunque andiamo e ovunque restiamo.


Titolo: Silenzio
Ho scelto volti senza nome
a cui chiedere chi sono.
Ho gridato ad una finestra chiusa
la mia passione.
È insolente questa necessità di risposte,
è un sorriso saturo di rabbia
è un’anima abbandonata ad un punto di penombra,
è una metamorfosi.
Vorrei appartenere ad un silenzio clandestino,
inquilino dei tuoi pensieri.
Vorrei uno scorcio di umanità
nella mia terra.
Vorrei essere il
proprietario della tua serenità.
Mi appartiene il tuo sguardo,
come una sentenza.
Ho urlato in un dirupo,
il silenzio
e d’un eco di ritorno
non credevo che i sogni
mi avvolgessero,
prendendosi cura di me.


Titolo: Appartenere

Mi perdo, come un punto di fuliggine
nel bianco candore della tua timidezza.
Sono stato soccorso dal vento
quando risalivo la foce.
Mi teneva immobile tra le tue braccia.
Nulla di più accomodante del tuo sorriso, tale ad una scogliera
levigata dal moto alternato
delle onde
infrante al suono dei silenzi
delle parole che non ti ho detto.
Ho amato, il mio non appartenere a nessuno
e con la stessa veemenza
spettare ad ognuno di voi.


Titolo: Anima

Una verbo riposto in una scatola dimenticata dal tempo è la libertà. Pensavo che la follia fosse lontana da casa mia, ed invece era lì, vecchia quercia satura. Una farfalla in un cassetto, una mosca nel bicchiere, il cuore nel petto. La vita al di là della corteccia, la linfa nei vasi. L’essenza dei ogni sostanza è racchiusa da qualche porta, da un paio d’occhi, da una scatola cranica, da un carillon.


Titolo: Africa

Respiro l’aria delle tue ciminiere, il carbone della mia pelle bruna. Ogni ruga sul mio corpo è una parola taciuta dalla storia. L’aria di un notturno africano che riscalda la tua estate e ti ricorda che esisto.


Poesie ©Fabio Filograna
Illustrazione di ©Marco Caputo

 

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